Il contesto: il Ducato longobardo di Benevento
I Longobardi erano scesi in Italia nel 568 d.C. e in pochi decenni avevano conquistato gran parte della penisola. Nel Sud, il loro centro di potere era Benevento, capitale di un ducato che si estendeva su gran parte dell'Italia meridionale comprendendo il Sannio, la Campania interna, la Puglia settentrionale e la Calabria. Dall'altra parte, l'Impero Bizantino controllava ancora Napoli, la Calabria meridionale, la Sicilia e alcune enclave costiere. La tensione tra i due mondi era costante: per Bisanzio, il Ducato di Benevento era un cuneo longobardo nel cuore del Mediterraneo che andava eliminato. Nel 662, Grimoaldo, già duca di Benevento, era diventato re dei Longobardi a Pavia, lasciando il giovane figlio Romualdo a governare il ducato meridionale. Questa successione aprì una finestra di opportunità che Costante II non volle lasciarsi sfuggire.
La marcia dell'imperatore: da Taranto a Benevento
Nel 663, l'imperatore Costante II, partendo da Atene, sbarcò con un imponente esercito nei pressi di Taranto. Era, come racconta Paolo Diacono nella Historia Langobardorum, deciso a strappare l'Italia dalle mani dei Longobardi. La campagna fu rapida e devastante: l'imperatore conquistò e rase al suolo Lucera, devastò Herdonia, l'odierna Ordona, e Ecana, l'odierna Troia, in Puglia. Tentò poi di espugnare Acerenza, ma la città resistette. Prima di puntare su Benevento, secondo alcune fonti, Costante avrebbe anche consultato un eremita per chiedere se la spedizione avrebbe avuto esito favorevole: la risposta fu negativa, perché i Longobardi erano protetti da San Giovanni Battista. L'imperatore non si fermò. Con tutto l'esercito imperiale mosse verso Benevento e la cinse d'assedio, attaccandola con violenza da ogni lato.
Romualdo e la difesa di Benevento
Il duca Romualdo era giovane, ma non inesperto. Sapeva che le sue forze erano ridotte: molti dei migliori guerrieri beneventani erano partiti al seguito del padre Grimoaldo per la conquista di Pavia e molti si erano stabiliti nel Nord. Con quello che aveva, organizzò una difesa tenace. La Historia Langobardorum racconta che Romualdo teneva impegnati i Bizantini con rapide sortite fuori dalle mura, logorando l'esercito imperiale e impedendo che l'assedio si chiudesse in modo definitivo. Consapevole però che la resistenza aveva un limite, inviò il suo uomo di fiducia, il nobile Sessualdo, a Pavia con un messaggio urgente per il padre: Benevento aveva bisogno di Grimoaldo.
Sessualdo: il messaggero che scelse la morte
Grimoaldo ricevette il messaggio e radunò l'esercito. La marcia verso Sud fu però lenta e piena di difficoltà: molti guerrieri longobardi lo abbandonarono lungo la strada, convinti che il re stesse tornando a Benevento per restarci, abbandonando il regno di Pavia. Grimoaldo proseguì comunque. Quando era ormai vicino al fiume Sangro, Sessualdo riprese la via del ritorno verso Benevento per portare la buona notizia al suo signore. I Bizantini lo intercettarono. Interrogato, Sessualdo rivelò la vicinanza di Grimoaldo: la notizia spaventò l'imperatore, che capì di non avere molto tempo. Costante escogitò allora un piano: avrebbe usato Sessualdo come strumento di inganno. Lo fece condurre sotto le mura di Benevento e gli ordinò, pena la morte, di gridare a Romualdo che suo padre non stava arrivando, che nessun soccorso era in cammino e che la città era perduta. Sessualdo disubbidì. Gridò a Romualdo la verità: il re era vicino, stava arrivando con l'esercito, non c'era nulla da temere. Per ordine di Costante II, Sessualdo fu decapitato sul posto. La sua testa fu caricata su una catapulta e lanciata dentro le mura della città. Romualdo, commosso dal sacrificio del suo uomo, gli tributò onori funebri solenni.
La ritirata imperiale e la battaglia di Forino
La notizia dell'imminente arrivo di Grimoaldo cambiò il quadro. Costante II, dopo essersi consultato con i suoi comandanti, decise di trattare. Ottenne da Romualdo una tregua, portando come ostaggio Gisa, sorella del duca, e levò l'assedio. Si diresse verso Napoli, cercando di attraversare il ducato beneventano in sicurezza. Ma vicino a Napoli, in una località identificata dalle fonti come Forino, il duca Romualdo con le forze beneventane, raggiunte da contingenti dell'esercito di Grimoaldo, tese un'imboscata alle truppe imperiali guidate dal generale armeno Saburro. I Bizantini furono sconfitti. La campagna di Costante II si chiuse con un fallimento completo. L'imperatore si ritirò in Sicilia, dove si stabilì a Siracusa. Non tornò mai più in Italia: nel 668 fu assassinato a Siracusa durante una congiura di palazzo.
Il significato per il Sannio e per Montesarchio
La resistenza di Benevento nel 663 fu decisiva per la storia di tutta l'Italia meridionale. Se Costante avesse conquistato Benevento, il Ducato longobardo sarebbe probabilmente crollato e il Sannio sarebbe tornato sotto il dominio imperiale di Costantinopoli. Invece il fallimento dell'assedio consolidò il potere longobardo sul territorio per altri due secoli. Il Ducato di Benevento divenne anzi sempre più autonomo dal regno di Pavia, fino a trasformarsi in Principato indipendente nell'849. Montesarchio, nell'entroterra del Sannio Caudino, visse questi decenni come parte integrante del territorio beneventano: il castello che domina il centro storico ha radici che affondano proprio in quest'epoca, quando le alture del Sannio erano presidiate dai Longobardi come avamposti difensivi del ducato. L'eroismo di Sessualdo, tramandato da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum, è rimasto nella memoria collettiva del Sannio come simbolo di fedeltà assoluta: un uomo che preferì morire piuttosto che tradire il proprio signore e la propria città.
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L'assedio di Benevento (663 d.C.)
Nel 663 d.C. l'imperatore bizantino Costante II sbarcò a Taranto con un grande esercito e marciò su Benevento deciso a strappare il Sannio ai Longobardi. Il giovane duca Romualdo resistette tra le mura, un messaggero morì da eroe pur di non tradire il suo signore, e il re Grimoaldo accorse in soccorso. Il Ducato di Benevento sopravvisse — e con esso la storia longobarda del Sannio.